Il filet siciliano

Il filet siciliano (insieme allo sfilato siciliano) è una delle più famose tecniche di ricamo siciliano, la cui diffusione è iniziata a partire dal XVI secolo dapprima in Francia e successivamente in Italia.

Il termine filet deriva dal francese e, letteralmente, vuol dire “rete”. Difatti, la rete filet, prima di divenire una tecnica usata per la lavorazione di capi d’arredamento, originariamente veniva utilizzata dai pescatori per realizzare reti da pesca.

Il merletto a filet veniva realizzato attraverso l’uso di un particolare ago, chiamato mòdano, che insieme al tessuto scelto dava vita ad un’autentica rete da pesca. Una volta ottenuta, la rete veniva posta su di un telaio e, sempre, con l’ago gli venivano ricamati sopra motivi geometrici di vario genere.

L’unicità e la raffinatezza di questa particolare tecnica di ricamo fece si che, durante il ‘500, fosse molto apprezzata dal Clero e dai nobili italiani e francesi.

La tradizione del filet è molto antica e nel tempo si è radicata, soprattutto, in regioni come Sicilia, Toscana, Sardegna, Umbria e nella zona di Venezia.

Il filet è stato, ed è tutt’oggi, usato per creare lenzuola, asciugamani, tende, copriletti e altri capi d’arredamento. In Sicilia, e nello specifico a Chiaramonte Gulfi (RG), ad esempio, per mostrare al pubblico le tracce di una tradizione secolare, è stato allestito un Museo in cui sono conservati più di duecento pezzi di ricami e telai appartenenti al mondo del filet.

La zona del ragusano ha una lunga tradizione nell’arte del filet siciliano e, in particolare, la città di Comiso che, per proteggere la provenienza dei suoi ricami, ha emesso un marchio di tutela.